Traversata Oberalppass - Gurtnellen passando per la Fuorcla da Giuv
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Ciao Tommaso ho letto con grande piacere la tua ultima relazione, aver contribuito in questi anni, anche solo minimamente, a far conoscere a chi pratica lo sci-alpinismo con un atteggiamento non “consumistico” dei luoghi di grande fascino (come penso sia il tuo modo di intenderlo) mi fa credere o meglio sperare che l’impegno nella divulgazione con criteri seri non sia stato del tutto inutile o peggio ancora deleterio.
Non posso che concordare con te sullo sci alpinismo di traversata, la massima espressione di questa specialità; se ancora si poteva vivere un briciolo di avventura quello era il modo perfetto (prima dell’avvento del GPS), ho sempre ispirato il mio sci alpinismo a questo criterio già dai primi anni quando le mie competenze erano quelle che erano.
A questa traversata magnifica ci ero arrivato per gradi, la Regione man mano che realizzavo gite mi sembrava un vero paradiso, c’era in giro poca gente e quasi sempre tracciavo; avevo già percorso molti anni prima Oberalppass-Pazolastock-Fellilucke e discesa a Gurtnellen con un innevamento industriale. Successivamente, in due giorni, realizzai Oberalppass-Val Val-Giuvstockli-Piz Giuv-Etzli Hutte-Crhuzlipass-Fuorcla da Strem-Oberalpstock-discesa in Val Strem a Sedrun (tra l’altro il traverso per entrare in Val Val con neve durissima lo ricordo per nulla banale e relativamente esposto).
Seguì tempo dopo la traversata in due giorni, da solo, Oberalppass-Fellilucke-Treschutte-salita alla Portlucke-Etzli hutte-Piz Giuv-discesa in Val Giuv fino a Dieni con un Firn da sogno.
Maturò quindi nel 2005 il desiderio di provare la discesa che hai realizzato sabato (tra l’altro sabato ero in zona), si sapeva poco, ma ero certo che non mi avrebbe deluso, per dare maggior completezza all’itinerario abbinai la salita al Piz Tiarms; anche se non trovai le condizioni al top l’itinerario era di grande livello ambientale-sciistico con un po’ di tono alpinistico, fu comunque di grande soddisfazione. Altri itinerari seguirono in questa regione, ma non ti voglio tediare oltre e spoilerare giri che scoprirai da solo.
Devi sapere, ma magari l’avrai intuito, sull’itinerario che passa nel nodo tra il Brichplanggenstock, Giuv Sockli, Fuorcla da Crispalt nelle passate edizioni delle carte svizzere come pure sulle guide del CAS si è fatta sempre un po’ di confusione su dove era più conveniente transitare; intorno al 2000 si dava per fattibile anche la traversata della Fuorcla Crispalt, ormai sconsigliata.
La tua ironia sulla scivolata mi ha fatto sorridere, ma direi che a 30 anni o poco più sei nelle condizioni per realizzare i più grandi itinerari di sci alpinismo sia sulle Alpi che Fuori se l’attività continuerà ad intrigarti; se alla tua età si dovesse pensare di appendere gli sci al chiodo io avrei dovuto far parte della bocciofila del mio paese già da decenni.
In merito alla valutazione della difficoltà il discorso è molto complicato e lungo; ho studiato per molti anni come erano impostate le varie scale e che correlazioni esistevano tra loro e credo di essere stato uno dei primi che su camptocamp per la sezione Italiana ha inserito la scala “Volo”. Come sai C2C utilizza le scale in contemporanea di Labande, Traynard e “Volo”, questo in molti genera confusione e infatti spesso si vedono attribuire difficoltà assolutamente sbagliate. In prima battuta bisognerebbe capire cosa intendeva per esempio esprimere Labande, la sua scala mostra gli stessi simboli della Welzenbach per l’alpinismo, ma per lo sci alpinismo hanno un significato completamente diverso.
I gradi della “Volo” dovrebbero in qualche modo dettagliare meglio quelli di Traynard, pensa che quest’ultimo propose sei livelli da S1 a S6 (nati per affiancare la scala Blachere, sistema a mio avviso del tutto insignificante) , ma per quel che ne so, li spiegò in maniera un po’ eterea, per esempio dell’ S4 scrisse: passaggi molto ripidi (40°) o esposti su barre rocciose dove è necessaria una tecnica eccellente??
Per l’ S5 : passaggi riservati a l’elite degli sciatori di montagna??
Naturalmente in seguito furono oggetto di interpretazioni, per esempio Chantriaux, che inserì anche il grado S4+ , scrisse che:
con buone condizioni(presumo neve farinosa) ed esposizione media: S4+ 50°
con buona neve trasformata ed esposizione maximale: S4+ 45°
con neve ghiacciata ed esposizione maximale: S4+ 40°
con il grado S4 le tre condizioni scendono di 5° ognuna (cioè con neve ghiacciata è sufficiente un pendio a 35° per essere catalogato S4 ), mentre con il grado S5 le tre condizioni salgono di 5° ognuna. In seguito fu inserito anche il grado S7.
Interpretazioni diverse diedero a questa scala Labande (che trovò utile affiancarla alla sua) e Cabau Galley autorevole autore di alcune Toponeige (un interessantissimo articolo sull’argomento è apparso su Montagnes Magazine del 2007).
Volodia Shahshahani condizionò i “livelli” della sua scala interpolando la lunghezza del pendio con l’inclinazione in gradi, la qualità della neve e l’esposizione che incide fortemente sulle conseguenze di una caduta. Come vedi molto complesso ed io ho semplificato e compresso drasticamente l’argomento altrimenti dovresti prenderti una vacanza per leggere un’analisi più articolata e completa.
In merito alla gita non ebbi pochi dubbi per scrivere S4 o S5, trovai la neve molto dura ed uno o forse due dei miei compagni tolsero gli sci pur non essendo proprio scarsi tecnicamente. Nella scala “Volo” scrissi 4.1 che indica pendii ripidi da 40° a 45° sostenuti con più di 200 m di dislivello; il pendio sotto la Fuorcla da Giuv ha un corto passaggio (forse 40 metri) che direi sfiora i 45° e poi almeno altri 400 m di dislivello sono compresi in un intervallo tra i 35 e i 40° (non è mai facilissimo determinare in gradi l’inclinazione di un pendio senza gli strumenti adeguati).
Credo che tu possa aver ragione sul grado Traynard, S4 potrebbe essere il più adeguato con neve buona alla luce anche di certe interpretazioni più recenti di questa scala (è un po’ sulla linea di confine); l’unica cosa certa è: meglio intraprendere la gita con un opportuna preparazione e consapevolezza, l’ambiente è severo e la scelta del momento può fare al differenza.
Tommaso scusa la lungaggine a volte (che si interpreta spesso) mi faccio prendere la mano, ma penso che la tua ricerca e scelte nello sci alpinismo abbiano molte affinità con quanto ho cercato io sin dall’inizio della mia attività; ti auguro di divertirti e provare sempre tutte le emozioni che questa meravigliosa attività sa regalare.
Un grande saluto, Edoardo.